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#WEAREITALY - STAY TUNED ON IT - Paolo Angeli, Paolo Ghidoni e Cecilia Chailly

Data:

17/04/2020


#WEAREITALY - STAY TUNED ON IT - Paolo Angeli, Paolo Ghidoni e Cecilia Chailly

#WEAREITALY - STAY TUNED ON IT

weareitaly

Per consentire un accesso più semplice e diretto del nostro pubblico ai video-messaggi degli artisti partecipanti all’iniziativa #WeAreItaly #StayTunedOnIt, lanciata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Italiano, l’Istituto Italiano di Cultura di Pechino ha avviato la pubblicazione con scadenze regolari, su questa piattaforma WeChat, degli stessi video accompagnati da brevi presentazioni degli artisti.

Oggi vi presentiamo tre musicisti:
Paolo Angeli, Paolo Ghidoni e Cecilia Chailly

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Paolo Angeli
Inizia a suonare la chitarra a 9 anni. Cresce a Palau in un ambiente musicale estremamente stimolante. La chitarra e la voce del padre (suo primo maestro); l’autobus con la batteria, le galline e i meloni; i gruppi rock ‘ che provavano in una vecchia falegnameria (alle prese con i concerti di piazza e le serate di carnevale), lo indirizzano verso una navigazione senza barriere stilistiche nel mondo della musica.

Nel 1990 nasce il Laboratorio di Musica & Immagine: variopinto ensemble di 14 musicisti che, scardinando le barriere tra i generi musicali e praticando composizione e improvvisazione collettiva, si pone all’attenzione dei principali festival europei di musica innovativa.

Dal 1993 inizia un percorso a ritroso alla scoperta della radice della sua cultura di origine, passando 10 anni a bottega con Giovanni Scanu (tra le figure di spicco della chitarra sarda del ‘900, scomparso all’età di 95 anni, dal quale apprende le forme e i moduli del canto a chitarra gallurese e logudorese), e frequentando i cantori della settimana santa di Castelsardo, Cuglieri, Santu Lussurgiu ed Aggius.

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Tra il 1994 e il 1996 dall’incontro-scontro tra avanguardia extra-colta e tradizione popolare nasce la chitarra sarda preparata: strumento orchestra a 18 corde, ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria, dotato di martelletti, pedaliere, eliche a passo variabile. Con questa singolare propaggine costruita nel CROM di Francesco Concas, Paolo rielabora, improvvisa e compone una musica inclassificabile, sospesa tra free jazz, folk noise, pop minimale.

Seguono anni di concerti in tutta Europa e poi in Canada e negli Stati Uniti. Progetta quindi un nuovo modello di chitarra sarda preparata. Nella Liuteria Stanzani, con la collaborazione di Francesco Concas e dello Studio MTA, nascono due chitarre gemelle, una delle quali è adottata da un musicista americano.

Il 26 gennaio 2018 arriva il sigillo alla carriera pluriventennale di Angeli per il quale si aprono le porte dell’olimpo della musica internazionale: la Carnegie Hall di New York.
Il 2019 è un altro anno chiave che ha inizio con la pubblicazione del suo decimo album.

Per vedere il video di Paolo Angeli clicca il link seguente:

https://v.youku.com/v_show/id_XNDYzNTg4NDA2OA==.html

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Paolo Ghidoni
Che dire di Paolo Ghidoni?
A 8 anni mio padre mi mette sotto il mento il violino ma, inizialmente, non me ne poteva fregare di meno, almeno fino ai 10 anni, periodo in cui avvenne il miracolo. Da quel momento iniziai a produrre da solo quei suoni vibranti che hanno fatto in modo che non mi staccassi più da quel pezzo di legno, passavo ore ed ore a suonare e ad ascoltare i dischi, non solo di violino, ma soprattutto di orchestre. Mi diplomo prima di aver compiuto 18 anni, da privatista, con un 10 tondo tondo, senza menzione e bacio della giuria perché non ero particolarmente simpatico a qualche insegnante che mi aveva costretto a ritirarmi anni prima da quel conservatorio.

Successivamente sono arrivati una serie di riconoscimenti culminati, a 19 anni, con il primo premio “Vittorio Gui” a Firenze nel 1983, premio internazionale di musica da camera, con Norbert Brainin, primo violino del Quartetto Amadeus, in lacrime.

Furono anni di concerti fantastici! Con il Trio Matisse suonavamo dappertutto e la musica da camera si fuse con il mio essere.
Poi arrivarono il posto in conservatorio e l’attività solistica ed in duo con pianisti del calibro di Bruno Canino e Pier Narciso Masi; poi il periodo come primo violino neI Virtuosi Italiani che mi fece provare l’ebbrezza di gestire musicalmente un’orchestra d’archi.

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Senza dimenticare Franco Gulli all’Accademia Chigiana di Siena, il mio maestro che ancora oggi ricordo con emozione, un signore d’altri tempi e un violinista fantastico.

E non si può tralasciare l’incontro con il genio di Ivry Gitlis e tanto ancora…

Sperando di non tediarvi, il tanto altro ancora è la collaborazione con illustri colleghi, a partire da Dino Asciolla, che poi definirlo collega è difficile, dopo tutto è stato un mito della mia giovinezza e lo è tuttora.
Ma l’incontro fondamentale, un viaggio breve e magico, rimane quello con Sviatoslav Richter.

Si trovava a Mantova nel 1986 per registrare per Decca ed il club che organizzava il tutto era gestito anche da mio padre. Così una mattina mi sono presentato prima che lui arrivasse sul palco del Teatro Bibiena e gli ho donato una mia esecuzione della Ciaccona di Bach. Lui mi ascoltò con interesse e mi diede alcuni preziosi consigli che ancora oggi per me sono come colonne d’Ercole, ad esempio: la continuità ritmica dell’incipit deve continuare e percepirsi anche nelle variazioni seguenti.

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Ricordo che avevo con me il suo disco (Melodiya) insieme a David Oistrak dove suonavano Franck e la terza di Brahms (lo avrò ascoltato migliaia di volte ed era già all’epoca rovinato). Gli dissi che lo adoravo, lui scosse la testa e improvvisamente si sedette al pianoforte ed attacco l’inizio della sonata, invitandomi, con un “prego” in italiano, a suonare. Sinceramente ancora oggi non mi capacito di come io sia riuscito a suonare, ricordo che alla fine lo ringraziai con un rapido inchino e corsi fuori a piangere a dirotto, è stata anche una delle poche volte in cui vidi mio padre commuoversi.

Nella mia carriera ho collaborato con Mario Brunello, Giuliano Carmignola, Danilo Rossi, Ifor James, Franco Maggio Ormezowski, Bruno Canino, Pier Narciso Masi (ecco, lui mi ricorda il suono di Richter) ma l’incontro magico avuto quel giorno a Mantova rimane uno dei momenti più esaltanti e magici della mia vita.

Posso tranquillamente affermare che a 54 anni ho fatto – penso – più di 1000 concerti da solista, in trio e come primo violino in orchestra ma non mi sento sazio, non per cercare gloria vana, ma perché senza musica non riuscirei a vivere e ad amare… la amo troppo, quando sento Bach, quando suono Schumann mi sento vivo, chissà!

—— Paolo Ghidoni

Per vedere il video di Paolo Ghidoni clicca il link seguente:

https://v.youku.com/v_show/id_XNDYzNTg4MjcxNg==.html

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Cecilia Chailly
Figlia del compositore Luciano Chailly, sorella di Riccardo, direttore d'orchestra, studia composizione con Azio Corghial Conservatorio di Milano e a diciannove anni entra nell'orchestra della Scala di Milano come prima arpa. In seguito collabora con il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, intraprendendo un'intensa attività concertistica che la porterà a esibirsi alla Queen Elizabeth Hall di Londra.

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Durante la sua carriera ha collaborato con artisti come John Cage, David Parsons, Mina, Andrea Bocelli, Fabrizio De André, Teresa De Sio, Giorgio Conte, Lucio Dalla, Ron, Morgan, Planet Funk, Gianni Morandi, Le Vibrazioni, Alex Britti, Hector Zazou.

Pioniera italiana dell'arpa elettrica, realizza con Ludovico Einaudi l'album Stanze, pubblicato da BMG Ricordi nel 1992 che nel 2014 viene ristampato per Decca e distribuito in tutto il mondo.
La sua attività concertistica la porta nei teatri di tutto il mondo.

Per vedere il video di Cecilia Chailly clicca il link seguente:

https://v.youku.com/v_show/id_XNDYzNTg4NDg5Ng==.html

Informazioni

Data: Da Ven 17 Apr 2020 a Mar 28 Apr 2020

Ingresso : Libero


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