Promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino e realizzata dall’Università degli Studi di Macerata e dall’IsMeo – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura a e all’Istruzione del Comune di Macerata e con Arte Nomade, con il patrocinio del Comune di Macerata e il sostegno del Ministero della Cultura, la mostra è curata da Oscar Nalesini e Cristiana Turini.
Si tratta di un importante evento, ospitato presso l’Auditorium dell’Istituto di Cultura, dal valore divulgativo che presenta l’attività di ricerca di Giuseppe Tucci, già al centro dell’esposizione già realizzata con successo nel 2024 in collaborazione con l’IsMEO e il Comune di Macerata. Dopo Pechino, la mostra farà tappa a Chongqing, grazie alla collaborazione con il Consolato Generale d’Italia e quindi a Ulaanbaatar nella Repubblica di Mongolia.
A corredo della mostra e degli interventi del Prof. Saerji e del Prof. Oscar Nalesini, verrà proiettato Sulle strade dell’Est, documentario prodotto da Rai nel 2026 e Mad Entertainment. Saranno anche visibili sulle tv in sala il lungometraggio Nel Tibet occidentale (1933) – prezioso documento custodito presso l’Archivio storico dell’Istituto Luce – Cinecittàe il documentario Tucci. Tra in concreto e l’astratto a cura di Arte Nomade.
Giuseppe Tucci
Laureatosi in Lettere presso l’Università di Roma nel 1919, insegnò italiano e cinese in India, presso le Università di Shantiniketan, Dhaka e Calcutta, tra il 1925 e l’inizio del 1931.
Nominato “Accademico d’Italia nel 1929, ottenne l’insegnamento di Lingua e Letteratura Cinese presso il Regio Istituto Orientale di Napoli (oggi Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”) nel 1930, per poi passare alla cattedra di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente presso l’Università di Roma (1932-1969).
La sua vita fu segnata da una straordinaria vocazione per l’esplorazione: tra il 1928 e il 1948 condusse otto spedizioni scientifiche in Tibet, e cinque in Nepal tra il 1929 e il 1954. Assieme a Giovanni Gentile fondò nel 1933 l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente — di cui fu Presidente dal 1947 al 1978 e infine Presidente Onorario — e avviò campagne archeologiche in Pakistan (1956), Afghanistan (1957) e Iran (1959), promuovendo al loro interno importanti lavori di restauro e l’istituzione di musei locali.
Parallelamente all’attività archeologica sul territorio, Tucci fu un prolifico editore e divulgatore. Fondò e diresse importanti periodici scientifici di rilievo internazionale, tra cui Asiatica (1935-1943), Yamato: mensile italo-giapponese (1941-1943) e East and West (1950-1984). Avviònel 1950 la collana “Serie Orientale” Roma; nel 1962, diede inizio ai “Reports and Memoirs” del Centro Studi e Scavi Archeologici dell’IsMEO e nel 1969 alla serie “Restorations” del Centro Restauri dell’IsMEO. Curò, tra le molte opere, anche la collana “Il Nuovo Ramusio”, edita dalla Libreria dello Stato e dedicata ai viaggiatori italiani in Asia, nonché i quattro poderosi volumi de Le civiltà dell’Oriente: storia, letteratura, religioni, filosofia, scienze e arte(1956-1962). Il suo lavoro contribuì a tenere alta nel mondo la considerazione della ricerca italiana oltre che a diffondere la conoscenza delle civiltà asiatiche presso un pubblico esteso al di là dei confini del mondo accademico. Per questi motivi fu insignito di numerose onorificenze da università occidentali e asiatiche. Tra queste, gli fu particolarmente caro il Jawaharlal Nehru Award for International Understanding, istituito nel 1965 e a attribuitogli nel 1976.
Morì il 5 aprile 1984 a San Polo dei Cavalieri (Roma), un paese che amava perché, come era solito dire, è “circondato da montagne brulle e aspre che mi ricordano molto il Tibet”.