Il 26 gennaio 2026, alle ore 18.30, si terrà all’Istituto Italiano di Cultura un Incontro con il pubblico di Andrea Cavazzuti, uno dei due protagonisti della mostra Anacronismi a specchio che si è aperta di recente presso gli spazi espositivi di Markor Cave.
Andrea Cavazzuti – Lao An per i cinesi – ci racconterà com’è nata l’idea dell’accoppiamento delle immagini italiane e cinesi, nonché i suoi oltre quarant’anni trascorsi in Cina.
Concepita per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, la mostra Anacronismi a specchio è composta da 110 fotografie disposte in 55 coppie in cui i due paesi sono uno affiancato all’altro. Messe in relazione attraverso una rigorosa struttura binaria, queste immagini sono capaci di generare in maniera sorprendente nuovi nessi e nuovi significati, invitando il pubblico in un doppio viaggio nel tempo e nello spazio, libero da costrizioni.
Citiamo alcune delle risposte che Cavazzuti ha dato per il catalogo della mostra.
Perché la scelta della Cina?
Per spostarmi in un altrove definitivo, senza tappe intermedie, e anche per la fascinazione legata alla lingua ideografica e alle fotografie dei missionari gesuiti di fine ’800, Cartier-Bresson, Antonioni eccetera.
Differenze e similitudini tra i due paesi riscontrate nel primo viaggio in Cina?
Similitudini molto poche nei primi anni ’80, se non quelle scoperte a posteriori, proprio per questa mostra, filtrando entrambe le realtà attraverso la stessa macchina fotografica. Mi colpirono quindi l’indecifrabilità e le differenze semiologiche.
Difficoltà riscontrate nelle prime spedizioni fotografiche in Cina?
Niente di insuperabile. Soprattutto bisognava stare attenti a non urtare la sensibilità delle persone, come sempre quando si va in luoghi lontani, e cercare di gestire nel migliore dei modi la propria differenza somatica e culturale.
Differenze e similitudini tra i due paesi riscontrate a partire dagli anni Novanta?
L’enorme energia che sprigionava la società cinese, mentre l’Italia cambiava molto lentamente, soprattutto a livello di paesaggio.
Come traduci queste differenze o similitudini in immagini?
Fotografando e facendo video senza preconcetti.
Cosa significa nel tuo caso l’anacronismo come chiave di lettura delle immagini?
Il vantaggio di un certo tipo di immagine è quello di poter essere letta in modi diversi e a volte rendersi palese solo col passare del tempo. Del resto abbiamo lo stesso problema nel leggere la realtà che viviamo, per cui le immagini ci danno un’altra possibilità. Alcune fotografie che ho fatto 40 anni fa possono sembrarmi più interessanti oggi, forse anche perché messe diversamente in relazione.
Qualcosa da aggiungere e sviluppare?
Mi rendo conto ora che qualsiasi cosa avessi scritto su quegli anni tra Cina e Italia, oggi forse mi risulterebbe strana o incomprensibile. Le fotografie invece mi hanno dato una seconda possibilitàdi rileggere quel periodo e, in fondo, anche me stesso.
Andrea Cavazzuti 老安
Andrea Cavazzuti (1959) inizia a fotografare dalle scuole medie. Nei primi anni ’80 comincia la sua vita in Cina che continua tutt’oggi. Nel 1984 partecipa al progetto seminarioViaggio in Italia di Luigi Ghirri. Negli stessi anni completa il suo primo lavoro fotografico in bianconero in Cina, che verrà pubblicato solo nel 2021 col titolo Riposo! – Cina 1981-84. Di seguito continua a fotografare a colori, fino al 1994, anno in cui comincia a occuparsi di video. Le immagini di Cavazzuti sono dirette ed empatiche, come suggerito dal titolo della sua retrospettiva del 2023 presso l’One Art Museum di Pechino: Pingshi – Eye level. Nel 2025 pubblica una raccolta di scritti brevi in cinese dal titolo Qihuhu de xiaocidian (Dizionarietto Scoppiettante).