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Mostra fotografica Abbracciando l’infinito. L’eterna ricerca di Giuseppe Tucci

Giuseppe Tucci

Laureatosi in Lettere presso l’Università di Roma nel 1919, insegnò italiano e cinese in India, presso le Università di Shantiniketan, Dhaka e Calcutta, tra il 1925 e l’inizio del 1931.

Nominato “Accademico d’Italia nel 1929, ottenne l’insegnamento di Lingua e Letteratura Cinese presso il Regio Istituto Orientale di Napoli (oggi Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”) nel 1930, per poi passare alla cattedra di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente presso l’Università di Roma (1932-1969).

La sua vita fu segnata da una straordinaria vocazione per l’esplorazione: tra il 1928 e il 1948 condusse otto spedizioni scientifiche in Tibet, e cinque in Nepal tra il 1929 e il 1954. Assieme a Giovanni Gentile fondò nel 1933 l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente — di cui fu Presidente dal 1947 al 1978 e infine Presidente Onorario — e avviò campagne archeologiche in Pakistan (1956), Afghanistan (1957) e Iran (1959), promuovendo al loro interno importanti lavori di restauro e l’istituzione di musei locali.

Parallelamente all’attività archeologica sul territorio, Tucci fu un prolifico editore e divulgatore. Fondò e diresse importanti periodici scientifici di rilievo internazionale, tra cui Asiatica (1935-1943), Yamato: mensile italo-giapponese (1941-1943) e East and West (1950-1984). Avviònel 1950 la collana “Serie Orientale” Roma; nel 1962, diede inizio ai “Reports and Memoirs” del Centro Studi e Scavi Archeologici dell’IsMEO e nel 1969 alla serie “Restorations” del Centro Restauri dell’IsMEO. Curò, tra le molte opere, anche la collana “Il Nuovo Ramusio”, edita dalla Libreria dello Stato e dedicata ai viaggiatori italiani in Asia, nonché i quattro poderosi volumi de Le civiltà dell’Oriente: storia, letteratura, religioni, filosofia, scienze e arte(1956-1962). Il suo lavoro contribuì a tenere alta nel mondo la considerazione della ricerca italiana oltre che a diffondere la conoscenza delle civiltà asiatiche presso un pubblico esteso al di là dei confini del mondo accademico. Per questi motivi fu insignito di numerose onorificenze da università occidentali e asiatiche. Tra queste, gli fu particolarmente caro il Jawaharlal Nehru Award for International Understanding, istituito nel 1965 e a attribuitogli nel 1976.

Morì il 5 aprile 1984 a San Polo dei Cavalieri (Roma), un paese che amava perché, come era solito dire, è “circondato da montagne brulle e aspre che mi ricordano molto il Tibet”.